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Un po’ di fatti miei, tanto per cambiare.

L’ultima volta che ho aggiornato il mio profilo LinkedIn non ho disattivato le notifiche, e ho ricevuto un sacco di messaggi di congratulazioni – o di sconcerto, quasi in ugual misura – da parte della mia rete. A qualcuno ho risposto in forma estesa, altri li ho ringraziati e basta.

La notizia, in sintesi, è che per una quota sostanziosa del mio tempo collaboro con un’agenzia. Lo sconcerto veniva da chi mi ha sentito ripetere più volte che “in agenzia, mai più!”. Però c’è agenzia e agenzia. Questa è piccola (anche se sta crescendo), ma soprattutto ha dentro un team veramente straordinario. Io sono la più vecchia, una specie di zia, con il titolo di Head of Strategy e molta voglia di portare dentro quello che ho imparato e di imparare da chi potrebbe essere mio nipote (ehm, qualcuno anche figlio, per dirla tutta).

L’agenzia si chiama KIWI (scritto così, tutto maiuscolo), ha fatto un sacco di cose belle e altre ne sta – ne stiamo – facendo. Per chi avesse curiosità di conoscerci, visto che ci siamo appena rifatti il look, sappiate che il 27 il 10 novembre ci sarà l’inaugurazione della nuova sede, quindi vi aspetto.

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Lavorare in un’agenzia ha un grande vantaggio: ti costringe a sporcarti le mani tutti i giorni. Praticamente un bagno di realtà che da freelance uno rischia di dimenticarsi, concentrato com’è su una quotidianità scandita da obiettivi e produttività che non devono scontrarsi con tante altre teste che vanno, almeno sulla carta, nella stessa direzione, anche se seguendo percorsi diversi. Quindi KIWI per me è anche un serbatoio di “vita vera”, relazioni (mamma mia quanto mi mancava andare a pranzo con i colleghi!), osservazione del mondo anche attraverso gli occhi di altre persone. E un lavoro fuori casa, un’organizzazione più rigorosa, un confronto continuo.

Tutte cose che servono un sacco per svolgere meglio le altre attività, che ovviamente non ho abbandonato.

Prima di queste attività è il coordinamento del Master in Social Media and Digital PR dello IED (anche qui tutto maiuscolo. A un certo punto mi firmerò GIULIANA). Stiamo lavorando alacremente al nuovo anno accademico, in partenza il 24 novembre. L’anno scorso ho avuto moltissime soddisfazioni da questa esperienza: una squadra di docenti spettacolare, studenti fantastici che sono entrati ragazzi e sono usciti professionisti, bei progetti realizzati, una varietà praticamente infinita di cose provate. La novità di quest’anno è che sono affiancata da un co-coordinatore, nientepopodimenoche Marco Massarotto. Che presto mi bannerà, temo. Se invece resisterà allo stalking al quale lo sto sottoponendo, anche stavolta sarà bellissimo.

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L’agenzia e lo IED non hanno fermato le mie attività di formazione e consulenza, che esercito come sempre, magari con meno intensità ma non con meno passione. Attività che, oltre a quelle regolarmente retribuite, comprendono il volontariato nelle scuole medie, a parlare a ragazzi, genitori e docenti di educazione al digitale. Ce n’è un bisogno disperato, le scuole non hanno soldi, quindi si fa quel che si può, ognuno per quello che sa. Io so fare questo.

E infine c’è il libro. L’ho presentato, attraverso una bella intervista, al PF Expo di Roma lo scorso 29 settembre. Una trasferta velocissima ma molto interessante nel favoloso mondo dell’economia e della finanza. Ecco il video dell’intervista.

Il 25 ottobre, invece, terrò un workshop allo SMAU di Milano, in cui parlerò principalmente di quello che serve sapere e fare prima di imbarcarsi in una strategia digitale. Se passate di là venite a farmi ciao.

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Quando diciamo Real Estate…

Il 18 febbraio scorso si è tenuto a Milano un convegno dedicato al Marketing del Real Estate. Il settore immobiliare, a dispetto delle mie attività professionali abituali, ogni tanto torna nella mia vita. Attraverso articoli per riviste cartacee, per lo più, ogni volta tarati verso un pubblico che non ha ancora trovato una sua strada per comunicare in modo digitale.

Il Marketing nel Real Estate

Il Marketing nel Real Estate, Milano, 18 febbraio 2016

Sono stata interpellata per fare un intervento dedicato appunto al digitale, in termini quasi di istruzioni per l’uso. Io non sono molto brava nel trasmettere cose del tipo “10 strategie digitali infallibili per vendere i 500 appartamenti che ti sono rimasti sul groppone a 9.000 € al metro” e così ho preferito dare un taglio che spiegasse soprattutto il perché e alcune regole di base – è inutile, io rimarrò per sempre legata alla base – per tentare delle sortite fuori dalle brochure.

Ritratto di relatore con stampelle

Sì, avevo le stampelle. Ma così mi hanno coccolato tutti 🙂

Il settore, in realtà, si è evoluto moltissimo negli ultimi due anni. Ho seguito relazioni estremamente interessanti in cui si è parlato di cliente al centro, di strategie originali, di big data. Confesso che più volte avrei voluto intervenire per porre la mia candidatura come consulente. Poi ho pensato che non fosse il momento. Neanche fisicamente, ero un po’ impedita, diciamo.

Io invece ho parlato delle cose che si possono fare attraverso il digitale, di che cosa significhi essere rilevanti, di che cosa significhi e come mettersi in ascolto. Perché l’ascolto, così centrale nelle attività di chiunque voglia offrire qualcosa a qualcun altro, è la condizione necessaria per poter costruire la propria comunicazione e la propria narrazione.

Ascolto

Internet è il più grande panel del mondo, usiamolo

 

 

Ho citato Paola Faravelli senza dirglielo – ne avevo accennato ad Annamaria Anelli perché ricordavo che avevano fatto un corso insieme -: ecco, Paola, te lo dico adesso, come le racconti tu le case, nessuno.

Infine due cose su che cosa significa intraprendere un cammino nel digitale e le cose che non possiamo più fare.

Spazi digitali

La casa delle persone, non delle aziende

Ecco le slide, come sempre.

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Master in Social Media and Digital PR, ci siamo quasi!

img_coverEssere la coordinatrice del Master in Social Media and Digital PR dello IED è sicuramente la mia avventura più importante di quest’anno. In partenza a fine novembre, ho avuto la possibilità di pensarlo dall’inizio alla fine, scegliendomi le persone, definendo il taglio, selezionando ogni cosa in base all’obiettivo più importante di tutti: fare in modo che le persone che lo frequentano trovino lavoro. in tempi ragionevoli, possibilmente.

Per quanto mi riguarda, il mondo del digitale – non solo il Social e non solo le Digital PR: del resto non si parlerà solo di questo durante il Master – non è il futuro, è il presente. Un presente che senz’altro si misura con metri diversi: per mia zia un SMS può essere un problema (ma Skype no), per molte delle persone che ho avuto in aula negli ultimi due anni le paroline precedute da un cancelletto durante le trasmissioni televisive non hanno alcun senso, per i socialscettici “Facebook ti ruba l’identità”, per Nicholas Negroponte presto impareremo l’inglese ingoiando una pillola (lui non sa con quanta impazienza sto aspettando quel giorno!). Tutti plausibili, questi metri, anche solo perché esistenti. E noi dobbiamo tenerli presenti tutti.

tweet_negroponte

Perciò si guarderà avanti, molto avanti, durante il Master. Andando spesso fuori a vedere chi sono le persone vere che vanno al mercato, partecipano agli eventi e prendono i mezzi pubblici, tutto insieme e tutti i giorni. Parlando con le aziende, imparando la differenza che c’è tra il guardare una cosa da fuori e starci dentro. Confrontandoci con professionisti diversi, tutti fantastici ma con idee spesso agli opposti: perché il mondo là fuori è così. Di tutte queste cose ho parlato anche qui, quando mi è stato chiesto di raccontare la mia visione del Master.

Io mi occuperò di due cose che mi stanno molto a cuore: le teorie della comunicazione, tema che, mi rendo conto, magari non è dei più attrattivi, ma è assolutamente fondamentale (il perché lo spiego qui) e di strategia digitale (no, non nel senso del libro :-)).

Il programma del Master è disponibile qui: si può anche scaricare una brochure, se siete amanti della carta. Come si vedrà, le materie sono tante, perché tante sono le cose che serve sapere quando si va a lavorare in questo ambito.

Abbiamo anche una pagina Facebook, in cui parliamo di argomenti attinenti il digitale e ricordiamo gli eventi (quanti sono!) in IED.

OpenDay Master

Per un assaggio delle cose bellissime che faremo al Master in Social Media and Digital PR, giovedì ci sarà l’ultimo open day. Un pomeriggio dedicato ai Master e alla Formazione Continua, che si chiuderà in bellezza con un incontro con alcune YouTubeStar e un DJ Set. Se vi pare poco!

 

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Inciampata nel brand al Meet Magento

L’anno scorso ero stata presente solo in spirito, ma quest’anno non me lo sono lasciato scappare, il Meet Magento. E ho fatto un’ipotesi un po’ bizzarra, che l’e-commerce sia un super-touchpoint. Uno spazio, insomma, nel quale si può inciampare nel brand a vario titolo, non necessariamente perché dobbiamo comprare qualcosa. Se questo è vero, forse vale la pena di pensare all’e-commerce come a uno spazio un po’ più pieno di vita di quello che vediamo di solito. Alcuni di questi fortunati li ho trovati, altri ce ne sono sicuramente e sarà bello trovarli.

Nel frattempo ecco le slide.

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Abbiamo raccontato la #StrategiaDigitale in 50 minuti. A Smau

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Ogni volta che ho assistito alla presentazione di un libro, pensavo, c’era uno che diceva delle cose e poi rivolgeva delle domande all’autore. Questo, pensavo, rende tutto più facile per l’autore. Ma a me e a Roberto Venturini non è mai capitato. Niente domande per noi. Per noi un tema. A scelta, per lo più. E un tempo, più o meno lungo, per svilupparlo.

Quindi non c’era motivo per cui in Smau dovesse essere diverso. 50 minuti e gliela raccontate. Noi gliel’abbiamo raccontata così (e ci siamo divertiti, e c’era parecchia gente, e molti facevano di sì con la testa, e sono rimasti tutti fino alla fine, nonostante la pessima acustica).

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Al Mashable Social Media Day di Milano, 9 cose da sapere prima di mettere mano a una strategia digitale

Confesso che, se parlare in pubblico non mi turba (più) moltissimo, il format dell’ignite invece mi da un’ansia che lèvati. Perché l’idea di non avere il controllo del momento, la possibilità di dilungarmi se lo ritengo necessario, quella, al contrario, di saltare allegramente una slide, quest’idea, ecco, non mi mette a mio agio. L’ignite, per chi non lo sapesse, è una modalità di presentazione molto rigida: 5 minuti a disposizione, 20 slide temporizzate, 15 secondi a slide. Quindi niente spazio all’improvvisazione.

E invece il Mashable Social Media Day di Milano, organizzato dallo IED, è fatto proprio così. E la postazione degli speaker ci impediva di guardare le slide da monitor, avendo lo schermo alle spalle.

La crudeltà dell'ignite

La mia presentazione era a due voci, naturalmente, poiché ho diviso il microfono con Roberto Venturini.

Abbiamo parlato di quello che viene prima di iniziare a scrivere una strategia digitale, delle cose da tenere presente, delle idee preconcette di cui liberarci. Insomma, una sorta di introduzione alla strategia digitale, cose da sapere indipendentemente dal fatto di leggere o no il libro.

Sull’evento vi segnalo lo Storify di ad Mingle Italia e quello di Enrico Giubertoni, che raccontano in modo molto completo la serata.

Le nostre slide, invece, sono queste. Buona lettura!

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Al Meet Magento. In contumacia.

Mesi fa la mia amica Emanuela mi ha mostrato un’email che l’aveva lasciata senza parole. Il testo dell’email era questo:

Ciao Emanuela
Nella lounge del nostro ufficio, accanto ai massicci divani in pelle su cui sediamo con aria estremamente seria, si trova il nostro amato grammofono e, alla sua destra, il nostro schermo news ticker da 70 pollici, che ci ha appena segnalato l’arrivo del tuo ordine in altissima risoluzione HD. Abbiamo visualizzato il tuo ordine e brindiamo alla tua ottima scelta.

Ora, dopo aver finito di sorseggiare un Dry Martini sulle note di «Papa’s got a brand new bag», ci metteremo subito all’opera per predisporre la spedizione.

Non appena tutti i documenti saranno pronti e il tuo prodotto sarà spedito a Milano, ti ricontatteremo via e-mail.

Nel frattempo, ti ringraziamo con i nostri più distinti saluti.

La tua redazione auto-reply di Zurigo

Tempi di consegna (giorni feriali, dal lunedì al venerdì):
Svizzera: 1-3 giorni
Germania: 4-5 giorni
Grecia: 10-14 giorni
Europa: 4-7 giorni
US & Canada: 3-7 giorni
Giappone: 3-7 giorni
Russia: 14-20 giorni
Resto del mondo: 4-10 giorni

Sotto, la foto della borsa acquistata dalla mia amica

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e un allegato, il video del brano di James Brown


Fantastica!

Ho chiesto a Emanuela di girarmela, e, sorpresa, un paio di giorni dopo me ne ha mandata anche un’altra, stesso mittente, che diceva:

Ce l’abbiamo fatta: il tradizionale rituale d’imballaggio di due ore si è felicemente concluso e in pochi istanti provvederemo a consegnare il pacchetto bello e pronto al corriere di nostra fiducia.

Quest’ultimo, oltremodo orgoglioso di prendere parte a questa esperienza, accorrerà fino a te attraverso l’insorgenza del freddo dell’inverno per poterti consegnare personalmente il tuo nuovo, prezioso acquisto.

Seppur di rado, capita che l’eccitazione e l’affanno rendano il corriere un po’ introverso e incapace di manifestare appieno la sua insita cordialità. In tal caso, ti preghiamo di perdonarlo e di rompere il ghiaccio preferibilmente con una pacca sulla spalla, un piccolo abbraccio o un bacio sulla guancia – te ne sarà grato e, chissà, magari finirete addirittura per festeggiare insieme il glorioso arrivo della tua borsa.

Se la pazienza non è la tua forza è possibile controllare lo stato della tua spedizione con il numero di tracking 1xxxxxxxx in questo link: http://www.xxx.com

Ancora grazie per il tuo acquisto e cordiali saluti da Zurigo
Il FREITAG Online Team

P.S.: abbiamo la colonna sonora perfetta per festeggiare alla grande la consegna della tua borsa:http://www.youtube.com/watch?v=Zv85y08aA2w

Questa volta solo un allegato, il video dei The Turtles.

La raccomandazione di Emanuela era stata di farne buon uso, e l’occasione si è presentata il mese scorso, quando sono stata invitata, insieme a Roberto Venturini, come speaker al Meet Magento, l’evento annuale in cui per due giorni si parla di ecommerce.

Usando le email di Emanuela abbiamo parlato di ecommerce ma soprattutto di come l’ecommerce costituisca una parte della strategia digitale più ampia. Cioè, io ne ho parlato in contumacia, poiché non ho potuto essere presente, con grande dispiacere, all’evento, per cui ne ha parlato Roberto.

Ed ecco le slide. Enjoy!

P.S. Si è capito che le email erano di Freitag, vero?

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Gli stereotipi di genere e la responsabilità della comunicazione d’impresa

I diritti che crescono - Unicef e Mamme Acrobate

Gli incontri sui diritti dei bambini promossi da Unicef e organizzati da Mamme Acrobate

Sabato scorso sono stata invitata da Mamme Acrobate a portare la mia testimonianza in un interessante incontro dal titolo Cose da femmine, cose da maschi: educare alla diversità contro gli stereotipi di genere. Era il terzo di cinque momenti di riflessione organizzati in collaborazione con Unicef sui diritti dei bambini, e ho aderito con entusiasmo. Il tema, del resto, mi è molto caro, non solo come mamma ma anche come professionista, essendo io una convinta sostenitrice della responsabilità della comunicazione delle aziende nella creazione (e mantenimento) della cultura.

Non è la prima volta che ne parlo. Commentando la vicenda che ha visto coinvolto Guido Barilla in un’infelice uscita circa l’opportunità di mostrare famiglie gay nella pubblicità, dicevo che

[…] un vero comunicatore dovrebbe sapere che la comunicazione ha una grandissima responsabilità nella creazione e nel mantenimento del sentire di un Paese, della sua cultura e delle sue categorie di pensiero. E questo vale sempre, anche quando parliamo di donne, di bambini, di gay.

Quella di sabato è stata l’occasione per tornare sull’argomento proprio con una delle categorie più penalizzate da questo atteggiamento di irresponsabilità, le mamme – e, di conseguenza, i bambini.

Come mamma mi preoccupo di dare a mio figlio un’educazione lontana dagli stereotipi di genere. Cosa che non mi riesce molto difficile, dal momento che in famiglia questi stereotipi non esistono, per cui quello che passa è che mamma e papà fanno le stesse cose, hanno la stessa dignità, sono diversi nel loro ruolo affettivo ma non in quello pratico, dei comportamenti. La diversità di genere deve essere una ricchezza, non una penalizzazione.

Mio figlio però vive nel mondo. E nel mondo ci sono molte cose: la scuola, gli amici, la televisione (che la si guardi o no in casa non rileva, la tv entra nelle nostre vite anche se non siamo in grado di usare un telecomando), la pubblicità. E che cosa succede? Che le maestre sono tutte donne (il 98% delle insegnanti fino alla scuola primaria sono donne, poi questa percentuale cala man mano che il livello della scuola si alza – anche questo è un dato sul quale riflettere), che molte mamme sono casalinghe (in Lombardia il 50% delle donne lascia il lavoro alla seconda maternità), che la televisione e la pubblicità ci propongono sempre gli stessi stereotipi di genere (da gennaio a maggio 2013 il 98% dei bambini dai 4 ai 14 anni ha guardato la tv per 3 ore e 24 minuti al giorno, dato Istat).

Teniamo da parte, solo per questa volta, le donne da esposizione, quelle seminude e usate solo come piacevoli accessori d’arredo, provocanti e fortemente sessualizzate. Concentriamoci sulle altre, quelle donne che più o meno dovrebbero somigliare alla maggioranza delle donne reali. Ho scelto spot “normali”, non di quelli che hanno suscitato polemiche,e li ho scelti apposta.

Avete mai fatto caso che le mamme in pubblicità sono sempre in ambienti chiusi, per lo più in casa, mentre i padri sono fuori o stanno per uscire?

E avete fatto caso che quando una donna “normale” si trova fuori casa – in ascensore, in ufficio, per strada – di solito è una che ha qualche problema, un malanno, un disagio, come minimo il ciclo (la qual cosa la spinge a volte a compiere scelte bizzarre, tipo vivere in una stazione spaziale che è anche un gineceo, evidentemente off limits per gli uomini).

L’ambiente chiuso porta a volte alla follia (arrivando così a unire la mamma schiava alla povera crista piena di acciacchi), cosicché in alcuni casi troviamo mamme che, un po’ alla Don Chisciotte, conducono lotte senza quartiere – e senza speranza – contro “i nemici dell’igiene”.

Questi i modelli che ci propone la pubblicità. La quale ritiene di non potersi assumere responsabilità culturali, poiché, dice, si limita a seguire e riproporre i modelli esistenti – in fondo il “target” è spesso identificato con uno stereotipo, quindi ovvio che sarà quello ad essere usato.

Beh, io non sono d’accordo. La cultura è fatta di tutto quello che ci circonda: i libri che leggiamo, i film che guardiamo, la scuola che frequentiamo, la religione, la musica, la città – intesa proprio come urbanistica, struttura fisica -, il quartiere, e anche, a maggior ragione, la comunicazione alla quale siamo esposti. Dalla cultura nella quale cresciamo dipende il futuro che riusciamo ad immaginarci. E noi quale futuro facciamo immaginare ai nostri figli?

I prossimi incontri:

IV incontro – 17 maggio 2014
Imparare a Imparare: la scuola amica dei bambini
Chiara Zanetti – specialista educazione ai diritti UNICEF Italia
Errica Maggio – ideatrice di Compidù e professional counselor
Chiara Menozzi – professional counselor Skills
Elena Salomoni – fondatrice MammeInRadio.it

V incontro – 24 maggio 2014
Partecipo anche io! Prevenire e contrastare il bullismo
Nicola Iannacone – psicologo, Asl Città di Milano
Barbara Laura Alaimo – pedagogista, Straordinariamentenormale.it
Jolanda Restano – Fondatrice Filastrocche.it e Blogmamma.it

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Due gradi e mezzo di separazione

Due gradi e mezzo di separazione

Due gradi e mezzo di separazione, il libro di Domitilla Ferrari

Ho conosciuto Domitilla Ferrari durante uno dei primi incontri delle Girl Geek Dinner. Di quel primo incontro ricordo il sorriso, gli occhiali rossi, la chiacchera inarrestabile. Poi la vera conoscenza è arrivata quando lei, Mariela De Marchi Moyano e io siamo state coinvolte da Marco Massarotto di Hagakure nell’organizzazione del primo MomCamp.

Siamo amiche? Non so, mi piace pensare di sì. Abbiamo lavorato insieme più di una volta, abbiamo preso diversi caffè e alcuni aperitivi, abbiamo fatto colazione e pranzato, anche. Poi siccome non sempre sono possibili queste belle cose, di sicuro ci intercettiamo. Come quella volta che cercavo i confetti la Prima Comunione di mio figlio e mi ha indicato lei la fabbrica dove comprarli (buonissimi, per la cronaca. In un’ottica di servizio pubblico, si tratta della Manganini, Fabbrica di Confetti, Viale Jenner 14, Milano).

Tutto questo per dire che mentre leggevo Due gradi e mezzo di separazione (Sperling & Kupfer), il libro fresco fresco di Domitilla, cercavo di capire come applicarlo, anche. Con l’enorme vantaggio di chi legge libri scritti da persone che conosce: immaginandosi la voce dell’autore – il suo timbro, i suoi toni, il colore del suo parlato.

Tweet Domitilla ci sei o ci fai

Domitilla, tu ci sei o ci fai? Massimo Russo

Due gradi e mezzo di separazione è un libro sul networking – non è un libro sui social media, perché in realtà i social media sono trattati, qui dentro, alla stregua di quello che dovrebbero essere, degli strumenti e non dei fini. È un libro su che cosa significa fare networking, come si fa, da cosa si comincia, che cosa ci si può aspettare e cosa no.

E mi è piaciuto perché:

  • è un libro solare. Dove non c’è spazio per la negatività. Il che non significa che sia un libro tutto fatine e unicorni;
Tweet Dedico parte del mio tempo a cose che mi fanno stare bene.

Dedico parte del mio tempo a cose che mi fanno stare bene.

  • è un libro semplice. Domitilla parla così: nel suo blog, dal vivo, nelle presentazioni, su Twitter. E ha il raro dono di riuscire ad affrontare argomenti “difficili” con un linguaggio talmente comprensibile che ti rendi conto dopo della difficoltà del tema;
Basta parlare di vita online e offline, non c'è una doppia vita

Basta parlare di vita online e offline, non c’è una doppia vita

  • è un libro diretto. Ti dice “se vuoi ottenere questo, devi fare così”: ordina, prescrive, non ti illude che sia facile, ma ti incoraggia;
Essere snob (on line ma anche nella vita) migliora la qualità del tempo

Essere snob (on line ma anche nella vita) migliora la qualità del tempo

  • è un libro che parla di umanità e non di tecnologia. Ci sei tu come persona al centro della storia, con i tuoi pregi e le tue virtù, le tue doti e le tue pigrizie. Che, incidentalmente, puoi rendere visibili a un sacco di persone (anzi, a tutti, considerati quanti pochi sono i gradi che ti separano dal resto del mondo) facendoti aiutare dalla tecnologia;
Non ho scritto un libro su Internet

Non ho scritto un libro su Internet

  • è un libro che riprende grandi temi. Senza farli diventare temi pesanti. L’economia del dono, il valore dell’attenzione, la reputazione, la condivisione, per esempio. Alla fine il messaggio è uno: sii generoso, se no non funziona;
sempre + desiderio di condividere privatamente, rete pubblica per valorizzare vita privata

Sempre + desiderio di condividere privatamente, rete pubblica per valorizzare vita privata

  • è un libro che tira le orecchie. A chi non seleziona i suoi contatti e poi si lamenta della noia; a chi fa i conti da ragioniere prima di concedersi; a chi dice di non avere tempo; e così via.
Il tempo di un caffè

Se davvero non hai tempo per la rete, hai il tempo che dedicheresti alla tazzina di caffè al bancone

Poi, anche se l’autrice dice il contrario, per funzionare come si deve, per il networking bisogna esserci tagliati, almeno un po’. Ma questo è un altro discorso.

Brava!

Brava!

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Tanti tipi di freelance. Molti dei quali al FreelanceCamp

Come sempre ai camp c’è molto da imparare. Se poi si fa vista mare, ancora meglio.

Della due giorni di Marina Romea, il FreelanceCamp 2013, me ne sono fatto solo uno, il sabato, e pazienza, ma sono riuscita a fare il mio speech. Speech che è nato diversamente da come è andato a finire, come spesso accade. Avevo in mente una cosa, e per iniziare ho fatto una veloce ricerca sui social a proposito dei freelance. Il discorso dei e sui freelance mi ha incuriosito al punto che è diventato il mio argomento.

Ne è venuto fuori questo.

Per sapere cosa è successo al FreelanceCamp, sul sito ci sono tutti gli aggiornamenti.

Un grazie (che non è di circostanza) ad Alessandra Farabegoli, Miriam Bertoli e Gianluca Diegoli, che hanno fatto miracoli nell’organizzazione dell’evento e sono stati splendidi padroni di casa 🙂

Buona lettura!

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