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Master in Social Media and Digital PR, ci siamo quasi!

img_coverEssere la coordinatrice del Master in Social Media and Digital PR dello IED è sicuramente la mia avventura più importante di quest’anno. In partenza a fine novembre, ho avuto la possibilità di pensarlo dall’inizio alla fine, scegliendomi le persone, definendo il taglio, selezionando ogni cosa in base all’obiettivo più importante di tutti: fare in modo che le persone che lo frequentano trovino lavoro. in tempi ragionevoli, possibilmente.

Per quanto mi riguarda, il mondo del digitale – non solo il Social e non solo le Digital PR: del resto non si parlerà solo di questo durante il Master – non è il futuro, è il presente. Un presente che senz’altro si misura con metri diversi: per mia zia un SMS può essere un problema (ma Skype no), per molte delle persone che ho avuto in aula negli ultimi due anni le paroline precedute da un cancelletto durante le trasmissioni televisive non hanno alcun senso, per i socialscettici “Facebook ti ruba l’identità”, per Nicholas Negroponte presto impareremo l’inglese ingoiando una pillola (lui non sa con quanta impazienza sto aspettando quel giorno!). Tutti plausibili, questi metri, anche solo perché esistenti. E noi dobbiamo tenerli presenti tutti.

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Perciò si guarderà avanti, molto avanti, durante il Master. Andando spesso fuori a vedere chi sono le persone vere che vanno al mercato, partecipano agli eventi e prendono i mezzi pubblici, tutto insieme e tutti i giorni. Parlando con le aziende, imparando la differenza che c’è tra il guardare una cosa da fuori e starci dentro. Confrontandoci con professionisti diversi, tutti fantastici ma con idee spesso agli opposti: perché il mondo là fuori è così. Di tutte queste cose ho parlato anche qui, quando mi è stato chiesto di raccontare la mia visione del Master.

Io mi occuperò di due cose che mi stanno molto a cuore: le teorie della comunicazione, tema che, mi rendo conto, magari non è dei più attrattivi, ma è assolutamente fondamentale (il perché lo spiego qui) e di strategia digitale (no, non nel senso del libro :-)).

Il programma del Master è disponibile qui: si può anche scaricare una brochure, se siete amanti della carta. Come si vedrà, le materie sono tante, perché tante sono le cose che serve sapere quando si va a lavorare in questo ambito.

Abbiamo anche una pagina Facebook, in cui parliamo di argomenti attinenti il digitale e ricordiamo gli eventi (quanti sono!) in IED.

OpenDay Master

Per un assaggio delle cose bellissime che faremo al Master in Social Media and Digital PR, giovedì ci sarà l’ultimo open day. Un pomeriggio dedicato ai Master e alla Formazione Continua, che si chiuderà in bellezza con un incontro con alcune YouTubeStar e un DJ Set. Se vi pare poco!

 

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Questione di format

Da un po’ di tempo mi sto occupando, per lavoro, di YouTube. Mondo per me pressoché ignoto finora, se non per sporadiche visite a singoli video segnalati su altri social che frequento con più assiduità (in realtà non amo il video in generale, perché mi costringe a dedicare tutta la mia attenzione, se pure per una manciata di minuti, ad una cosa sola, senza poter nel frattempo scrivere una mail, visitare un sito di informazione, al limite anche giocare. Problema mio). Perciò ho dovuto imparare da zero, e anche velocemente.

Frequentare youtubers nel loro territorio mi ha offerto vari spunti di riflessione, primo fra tutti il fatto che gli youtubers non sono semplici performer, più o meno in gamba nel loro settore e più o meno specializzati. Il loro valore principale, in realtà, è quello di essere creatori di format.

Significa che i vari Clio Make Up, Willwoosh, Zoro, hanno ricavato il successo che gli conosciamo per il modo in cui hanno costruito il loro stile di creare video, con una certa regia, una particolare fotografia, dei testi che li distinguono, una durata dei video più o meno standard, e così via. Questo sia che si tratti di performer, ossia di personaggi che recitano un copione basato su episodi inventati, sia che si tratti di tutor, gente che insegna a fare delle cose ad altra gente. In un certo senso, proprio come i blogger sono editori, loro sono case di produzione.

Faccenda impegnativa, questa. Perché implica una difficoltà grossa nel momento in cui volessero uscire dalla rete. I tre che ho nominato sopra ce l’hanno fatta, ma hanno dovuto attraversare vari step, il primo dei quali è un’accoglienza non entusiastica. Fa eccezione Zoro, perché, si ci pensiamo, ha preso parte ad una trasmissione televisiva (Parla con me della Dandini) proprio nel ruolo di blogger: un format ha accolto il suo format, senza modificare niente e anzi sottolineando la sua natura originaria (poi la presenza di Diego Bianchi in tv si è evoluta, ma quasi un’ulteriore conferma: al momento in cui va in onda Gazebo, sono passati anni dalle sue prime apparizioni televisive).

Il fatto è che se prendete uno youtubers e lo sbattete in tv, assegnandogli uno spazio pensato da altri, lo snaturate. Perché questo significherà:

  • Perdere il loro pubblico di riferimento e andare alla conquista di un pubblico molto diverso (non è come radio e tv: chi sta sul web ha una relazione molto intensa con le persone che lo seguono, e non è affatto banale entrare in un ambiente in cui Mario, Agnese, Franco, non potranno dare un feedback a quello che lo youtuber proporrà loro);
  • Perdere la loro autonomia nella gestione dei tempi e degli spazi: i tempi televisivi sono diversi da quelli del web, e spesso incompatibili, proprio come incompatibile è una cameretta nella quale creare video con attrezzature basic è diverso da uno studio televisivo;
  • Perdere il loro ruolo onnipotente rispetto alla loro produzione, perché ci saranno degli autori (altri) che li inseriranno in un qualche contenitore, e qualche volta saranno costretti a recitare un ruolo. Che magari gli appartiene, magari no.

Da queste considerazioni ci siamo poi spinti oltre, alla ricerca di quello che abbiamo chiamato l’algoritmo del successo degli youtubers. Velleitario, pensavamo, ma alla fine qualcosa di interessante è saltato fuori. Dallo studio fatto è nata la presentazione che Duepuntozero Research ha fatto all’Assirm durante l’ultimo convegno, che è questa.

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