Archivi categoria: comunicazione politica

Quella palingenetica obliterazione dell’io cosciente. Di IMU e di intellettuali

L’arte è una palingenetica obliterazione dell’io cosciente, che si infutura in un archetipo prototipo del polimorfismo umano.

La spacciavamo per vera definizione dell’arte presa da un dizionario, in quarta-quinta elementare. Non ho mai approfondito, non so se davvero esista una cosa del genere e in fondo non so neanche bene che cosa significhi davvero (su Google non ho trovato risultati pertinenti, per dire).

Fatto sta che tutte le persone che ricevono un messaggio, gli si avvicinano con la loro enciclopedia. Che non è la Treccani, ma

un postulato (non descrivibile cioè nella sua totalità) semiotico, l’insieme registrato di tutte le interpretazioni concepibile oggettivamente come la libreria delle librerie, il cui contenuto è inclassificabile, con la totalità delle interpretazioni. Ogni singolo individuo possiede un’enciclopedia della propria cultura e del proprio tempo, alcune porzioni sono possedute da tutti (elementi di base: riconoscere un cane ed un gatto), altri aspetti riguardano competenze specialistiche, tecniche, popolari o tradizionali” (U. Eco).

Insomma, io ascolto un discorso e lo comprendo grazie (e in base) a tutto quello che so, che ho vissuto, che conosco.

Ora. Il mio portinaio, accanito sostenitore di Berlusconi, ha capito perfettamente il messaggio “vi restituisco l’IMU”. Forse ha capito anche “1.000 euro al mese come reddito garantito”, ma già ha dovuto fare uno sforzo. Il mio portinaio non capirà mai i palingenetici di Bersani e neanche l’empatia di Monti e men che meno il dadaismo di Giannino. Perché la sua enciclopedia non prevede niente di tutto questo.

È possibile che tutti costoro (Bersani, Monti, Giannino) avessero capito il paese, è tuttavia innegabile che non ne condividano l’enciclopedia. E non è questione di programmi, non è questione di nuovo o non nuovo, non è questione di giaguari, è solo questione di arrivarci oppure no. Al mio portinaio.

1 Commento

Archiviato in comunicazione politica, semiotica

Dovrei ma non voglio

Una delle cose che mi hanno colpito in occasione del ballottaggio per le primarie del centrosinistra è stata la difficoltà che ho trovato in alcune persone di razionalizzare la scelta di uno dei due candidati. Difficoltà superata con motivazioni tutto sommato superficiali – non parlo naturalmente di chi aveva sostenuto fin dall’inizio questo o quel contendente. Ho avuto anch’io questa difficoltà, tanto che ho passato la settimana a documentarmi,  leggere, chiedere ai più convinti di convincermi, si spiegarmi perché votare il loro candidato, possibilmente fugando i miei dubbi. Compito arduo, essendo i miei dubbi tutt’altro che definiti. Alla fine mi sono data una scadenza, una linea del Piave: il confronto su Rai 1. Quella sera avrei deciso.

Non è stato così. Ho continuato ad arrovellarmi fino alla fine. Ma – anche in vista di una possibile collaborazione di Renzi ad un eventuale governo Bersani (che solo la quantità di dubitative fa venire la pelle d’oca, ma insomma) – ho usato gli strumenti che conosco. Ho preso tutto il materiale che ho trovato e ho analizzato quel confronto. E ho trovato delle risposte.

Ho scoperto perché Renzi non mi convinceva (“come persona”, dicevo, beh, non è esattamente così) e Bersani non mi andava né su né giù (“è per l’apparato che si porta dietro”, anche in questo caso non esattamente).

L’ho spiegato in un pugno di slide, queste.

Lascia un commento

Archiviato in comunicazione politica, presentazioni, ricerche di mercato, semiotica