E il Kloutscore si impenna. So what?

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Il Kloutscore, croce e delizia dei social marketer, ha fatto discutere fin dal momento in cui si è manifestato per la prima volta. Solo la scorsa settimana sono stati pubblicati due post in proposito, entrambi molto interessanti. E allora perché tornarci? Perché, secondo me, c’è un altro modo di guardare la questione: il problema non è il numero in sé e l’algoritmo che lo calcola, ma la capacità di spiegare qual è il ruolo che una persona può interpretare nel grande gioco della conversazione online.

Klout afferma più volte che il suo algoritmo è finalizzato alla valutazione dell’influenza delle persone in rete, non della loro attività. Tuttavia, se per alcuni questo è abbastanza evidente (Obama non ha certo bisogno di twittare notte e dì, la sua influenza, valutata con un ricco 99, è scontata), la domanda che mi sento di pormi come professionista è che cosa spiega davvero questo numero e in che modo mi possa aiutare.

Il fatto è che il numero non parla. Fino a qualche tempo fa, accanto al numero, c’era una descrizione del profilo, ottenuta, immagino, attraverso una cluster analysis, che raccontava il modo di stare in rete della persona a cui quel numero si riferiva. Questa descrizione sì che aveva un senso (sempre che non fosse attribuita, ancora una volta, solo sulla base del numero: per dire, da 0 a 30 sei il profilo X, da 31 a 40 sei Y, e così via. In questo caso sì, si poteva anche togliere, tanto eravamo al punto di partenza). Perché le persone non si comportano sempre nello stesso modo, e soprattutto non si comportano allo stesso modo su tutti gli strumenti. C’è chi decide di esprimersi soprattutto su Twitter, chi elegge a sua base operativa il più sobrio (insomma, una volta lo era) Linkedin, chi ha un canale YouTube e da lì diffonde il suo verbo. Costoro possono essere anche molto influenti, ma su un singolo canale. Su quello, magari, sono anche più influenti di Obama. Quindi, per non replicare la brutta storia occorsa al signor Fiorella e raccontata da Wired, serve fare un passo ulteriore. (Del resto, confessate, non avete mai fatto qualche esperimento per vedere se il vostro kloutscore saliva? Io sì, ed è salito, grazie ad una presenza ossessiva sui social che ho associato al mio profilo. Poi, tornata alla mia attività normale, il fatidico numerino è calato. Peccato. Eppure in quella settimana non sono stata affatto più influente, semplicemente più nevrotica).

Qual è questo passo ulteriore? È un passo qualitativo che integri quello quantitativo. Il singolo numero esprime un ranking che può servire al massimo a stilare una classifica, ma che mi aiuta poco a capire in che modo le persone ad esso associato mi possono aiutare. Il vero salto, come azienda, lo farei se l’informazione che ricevo da Klout fosse relativa a come intercettare esattamente le persone che mi interessano. Ad esempio, a capire se la persona che mi interessa è un’accumulatrice di contatti e basa la sua attività sui gattini o se è una fissata dell’approfondimento ed è un’autorità nel suo settore ma pressoché sconosciuta ai più (che magari era il caso di Mr. Fiorella).

L’influenza non è un indice uguale per tutti, perché chiunque può essere influente in un campo specifico. Un ranking generale non spiega le differenze. Che sono quello che fa la differenza.

8 commenti

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8 risposte a “E il Kloutscore si impenna. So what?

  1. Sono d’accordo.
    Io sto su Klout perchè ci stanno tutti, non perchè mi piaccia particolarmente. Per dirti: ne faccio uso in una presentazione quando è alto sennò lo evito 🙂 Certo che è un dato variabile e ogni giorno è diverso.
    No Klout è veramente troppo generico e ondivago per dare la profondità di informazioni che cerchi.

    Stesso discorso per gli amici/fan su Facebook. Meglio tanti e poco coesi o pochi ma realmente affezionati?
    Sono limiti difficili da superare se non conosci veramente le persone.

    • Giuliana Laurita

      difficili ma non insuperabili, M di MS. in fondo si tratta di dati e relativa interpretazione. il discorso è, ancora una volta: i dati ci sono, quello che a volte manca sono le giuste domande da rivolgere loro

  2. Bel post, corro a metterlo nel gruppetto FB “Quelli che se ne infischiano del Klout”. Il nome me l’ha suggerito Skande 😉

  3. Il Klout score e’ una cagata pazzesca (cit.). Basta vedere i presunti “influencer” che ne fanno “l’enlargement” augurandosi reciprocamente “buongiorno” per tutti i giorni. Il problema e’ l’esistenza dei consulenti che lo usano, facendo finta di prenderlo sul serio.

  4. Ciao, sai ieri mi sono cancellato da Klout, ero stufo, mi sono divertito ad usarlo, ma oltre ai difetti conosciuti che tu hai dettagliatamente sviscerato, ce n’è uno sottovalutato e che rende di fatto l’indice poco serio.
    Una delle componenti della misurazione è il klout stesso, o meglio quanto e come viene utilizzato, in pratica viene assimilato ad un social media. Ora un indice per essere minimamente preso sul serio non può usare l’utilizzo di se stesso per valutare il risultato.

    • Giuliana Laurita

      sì, Matteo, vero anche questo. del resto pensa a google, al momento si basa su valutazioni di cui è anche certificatore. ehm

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